6 pensieri su “COS’È LA PSICOPATOLOGIA – IL PRIMO CRITERIO”

  1. Buongiorno Jacopo, la frase riportata nell’articolo “l’unica cosa normale a questo mondo è proprio la diversità” mi ha colpito nel profondo e mi interessa particolarmente (oltre ad essermi piaciuta davvero moltissimo). Di fatto le parole normale e diversità hanno fatto sempre parte di me fin dall’infanzia. Ho scoperto sulla mia pelle che molte persone giudicano la normalità, l’integrità mentale ed il livello d’intelligenza solo in base all’aspetto fisico, insomma quello che per primo salta agli occhi senza tentare neppure di guardare e scavare sotto la superficie.
    Questo mi fa pensare che molte volte anche il nostro modo di comportarci può essere travisato, per dirne una: la timidezza in una persona può essere scambiata per ritrosia, per quella che se la tira, per quella snob, o anche che magari è un po’ “tardona”.
    O anche il fatto di pensare diversamente può far dire che, siccome la maggior parte del gruppo la pensa in un certo modo, chi usa la propria testa sia da considerarsi fuori dal normale o abbia qualche “problema mentale”.
    Certamente se si conosce qualcuno che pensa e vive la propria vita al di fuori dei canoni percepiti come normali, si pensa che questa persona sia diversa ed è quindi bollata come tale, anche se la persona in questione ha sempre considerato il suo modo di vivere una cosa per sé normale.
    Può succedere anche che se si cerca l’aiuto di uno specialista e questo non capisce che tu sei così per tua scelta, lo sei da una vita e non ti è mai pesato, anzi ti ci sei sempre ritrovato e la cosa non l’hai mai considerata come se fosse una scelta sbagliata, ma una tua volontà di vivere come meglio credi senza nuocere agli altri e questo specialista ti rimanda da uno psichiatra e questo afferma che ti sei creato una personalità da super eroe e che nella vita il tuo comportamento non è consono ai criteri ritenuti normali…. capisci che ti crolla il mondo addosso.
    Questo è successo ad una persona a me vicina e cara. Posso affermare che la persona in questione è altruista e buona e non mente quando afferma alcune cose che gli vengono contestate da specialisti che secondo me hanno i paraocchi e non vedono al di là del loro naso (questa è un’opinione mia personale). Per fortuna non tutti gli specialisti sono a questi livelli e certamente cercano di capire a fondo l’animo dell’individuo prima di etichettarlo.
    Come giustamente scritto nell’articolo bisognerebbe andare cauti nell’affermare cosa sia normale e cosa non lo sia. Sta di fatto che la parola MANICOMIO era scritta fuori…..
    Dico che la frase L’UNICA COSA NORMALE A QUESTO MONDO E’ LA DIVERSITA’, è per me una verità sacrosanta e molto utile a farci riflettere, perché moltissime volte è nelle persone più semplici e genuine che si scopre un insegnamento o una delle tante verità che il nostro guardare solo in superficie non ci permette di cogliere.
    Non voglio certo sostituirmi a professionisti seri, dico solo che ci vorrebbe anche una piccola dose di umiltà e di umanità nello svolgere il proprio lavoro, visto la situazione delicata che si presenta ai loro occhi. So che la mente umana è alquanto complicata da valutare, ma spesso basta un briciolo di sensibilità……
    Chiedo scusa se qualcuno si sia sentito tirato in causa e si sia offeso, ma credo che anche un giudizio poco apprezzato possa in qualche modo aiutare a guardarsi dentro e, oltre che capire se stessi aiuti a capire anche gli altri.
    Un caro saluto da Patrizia.

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    1. Buonasera Patrizia!

      Mi rende molto felice il fatto che la mia frase-aforisma ti sia piaciuta, specialmente avendone provato tu stessa sulla tua pelle le implicazioni.
      Purtroppo è così, molto spesso le persone vengono considerate malate o deviate solo perché non rientrano nelle categorizzazioni standardizzate che altri – magari anche a torto in partenza – tendono a imporre loro.
      Proprio in merito a ciò, se lo vorrai, troverai ulteriori specificazioni e riflessioni sul terzo articolo che ho intenzione di scrivere nella sezione “Salute e malattia”.
      Anche per me “sensibilità” è una parola chiave: professionisti o meno – e nel primo caso vi è ancora una ragione in più per farlo – occorrerebbe sicuramente da parte di tutti una maggiore apertura mentale, una disponibilità ad ascoltare e a conoscere il mondo intimo e personale di ogni individuo, prima di permettersi di valutarli – e di giudicarli! – più o meno “sani”.
      Grazie ancora per il tuo commento, Patrizia.
      Ti auguro una buona serata e alla prossima!

      Dott. Jacopo Pesenti

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  2. Caro Dottore,
    mi piace la sua preferenza ad usare la definizione di sofferenza di un essere sensibile anzichè il termine disturbo. In effetti nella maggior parte dei casi è preponderante l’aspetto psicologico, rispetto a quello chimico.
    Tuttavia ho imparato che bisogna comprendere l’omeostasi del soggetto in toto, vale a dire quel fragile equilibrio psico-fisico che ci caratterizza.
    Purtroppo gli ambienti lavorativi hanno un non so che di malsano e di crudeltà verso tutti coloro che non si uniformano alle masse. Sono visti come dei diversi e quindi pericolosi perché “spiriti liberi” e creativi in tutta la loro essenza.
    Io mi sono accorta che la sensibilità permette ad un lavoratore di vedere al di là di ciò che vede, diciamo scherzando, “un comune mortale” e di sentire cose che altri non sentono.
    E’ questa differenza che lo rende speciale, non solo la velocità, il raggiungere gli obiettivi del team, utilizzare strategie adatte e studiate per un determinato scopo.
    Io mi auguro che tutti gli specialisti della mente agiscano con scienza e coscienza e non perchè spinti dal seguire le mode del momento o che la società farmaceutica impone loro se si tratta di Medici.
    Ammetto che il lavoro è molto arduo da parte di tutti e che i problemi della mente sono in aumento e si stanno complicando sempre più a causa della frenesia e dello stress dilagante e di elementi concomitanti.
    Quindi auguro buon lavoro a tutti coloro che credono nelle scienze della mente.
    Cari saluti
    Paola B.

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    1. Grazie mille del suo commento, Paola!

      Sono contento che abbia colto il mio pensiero e che lo condivida a sua volta.
      Sono d’accordo: come abbiamo più volte avuto modo di dirci, sono fermamente convinto che ogni persona debba essere considerata nella sua totalità, cogliendone le caratteristiche sia biologiche che psicologiche, sia cognitive che socio-relazionali – oltre all’enorme peso ricoperto dalle esperienze di vita.
      Grazie del suo augurio finale, lo estendo anch’io a tutti quanti esercitano come me una professione d’aiuto e in particolar modo a tutti coloro che hanno la necessità e/o il desiderio – eventualmente mescolati alla paura – di scoprire se stessi, le proprie risorse e le proprie potenzialità.
      Le auguro una buona serata e – se lo vorrà – al prossimo confronto!

      Dott. Jacopo Pesenti

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