IL BULLISMO, parte II – GLI ATTORI DEL BULLISMO

11 pensieri su “IL BULLISMO, parte II – GLI ATTORI DEL BULLISMO”

  1. Buonasera Dott. Pesenti, innanzitutto volevo esprimere una considerazione generale.
    Trovo utile ed interessante che lei fornisca, tramite nuovi articoli, approfondimenti di temi già precedentemente trattati. Credo infatti che questo possa costituire una sorta di arricchimento culturale per quei lettori che da alcuni argomenti si sentono maggiormente coinvolti, rispetto ad altri, per via delle esperienze passate o semplicemente per quello che stanno vivendo. Richiamare ed approfondire tematiche già trattate potrebbe sostanzialmente rappresentare per questa tipologia di lettori una specie di ‘vademecum ‘, non so se ho reso l’idea.

    Per quanto riguarda invece l’articolo specifico appena pubblicato sono rimasta sorpresa dalla descrizione della figura della vittima, in particolare quando lei parla di ‘scarsa competenza socio relazionale’ e ‘bassa autostima e vissuto di inadeguatezza’. Ho sempre visto nella vittima la figura debole, timida magari introversa, ma anche la persona a volte ‘diversa’ dagli altri proprio perchè di un’intelligenza o cultura superiore e pertanto dotata di competenze socio relazionali. Competenze che chiaramente non trovano poi riscontro nella relazione con i coetanei proprio per la diversità di interessi (faccio un esempio mi viene in mente il ragazzino volenteroso, studioso che a scuola ha il massimo dei voti, ma che dedica anche parte del suo tempo a coltivare interessi che non sono per esempio necessariamente giocare a calcio) . Ora la difficoltà relazionale è da imputare alla vittima o agli altri? E’ giusto che la vittima accantoni i propri interessi e si sforzi in ogni modo di cambiare per essere accettato dagli altri o è più corretto che continui convinto per la sua strada?
    Qui mi sorge pertanto il dubbio e non capisco cosa si intenda esattamente per scarsa competenza socio relazionale e bassa autostima in capo alla vittima? Le sarei grata se potesse aiutarmi a capire. Grazie. Un caro saluto.

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    1. Grazie mille, Maria Grazia!
      E’ davvero gratificante per me sapere che apprezza molto la struttura che ho conferito al mio blog professionale. Alcuni argomenti – non solo il bullismo a scuola, come in futuro avrà modo di vedere – troveranno spazio in più articoli, avendo così io modo di approfondire al meglio tematiche che mi stanno molto a cuore, che reputo fondamentali o che ritengo siano conosciute poco o male – oppure, tutte e tre le cose.
      Il bullismo è appunto una di queste.
      Grazie anche per aver paragonato i miei articoli a una sorta di “vademecum”: mi piace molto che abbia avuto la sensazione di quasi un manuale di sopravvivenza da tenersi accanto. L’ho molto apprezzato!

      Mi fa inoltre enormemente piacere che abbia voluto pormi alcune domande dopo aver letto questo mio articolo.
      Tenterò di risponderle nel modo più chiaro ed esaustivo possibile.

      Innanzitutto, come avrà letto, esistono diverse tipologie di vittime di bullismo, non una sola, ma in effetti è molto frequente che chi lo diventa è caratterizzato da una scarsa autostima –
      indipendentemente dal suo grado di salienza, potendosi infatti essa manifestare sia con condotte di isolamento, sia con atteggiamenti istigatori, nel tentativo di percepirsi più attivi e capaci di influire sugli altri.
      Tale vulnerabilità viene colta dal bullo (per competenza socio-relazionale, nel suo caso, si intende infatti la capacità di cogliere i segnali di disagio nell’altro e al contempo di trascinare sulla propria scia le poco critiche volontà di alcuni suoi compagni).

      Ci tengo però a precisare, nella maniera più assoluta, che il fenomeno del bullismo non è mai colpa della vittima.
      Mi piace dire che ognuno ha la sua “testa”, la sua personalità e la sua maggiore o minore predisposizione ad ascoltarsi prima di prendere una decisione. Pertanto la scelta consapevole del bullo di nuocere agli altri non può ovviamente essere fatta ricadere sulle sue vittime (il che non è scontato, in effetti: non ha idea di quante volte nella mia vita – professionale così come in quella privata – ho sentito e sento alcune persone, dirsi convinte che in un certo senso le vittime si meritano quello che sono costrette a subìre – un aspetto che si trasla a molteplici altri ambiti, come ad esempio alle donne vittime di stupro o di violenza domestica).
      A volte, anzi, sono le stesse vittime – di bullismo, e non solo – a percepirsi responsabili per i soprusi sopportati.

      Chiarisco inoltre un altro punto: sono in realtà senz’altro d’accordo con lei, la maggior parte delle volte le vittime di bullismo sono giovani abili a scuola (anche se non è detto), molto intelligenti, motivati, che si dedicano a molteplici interessi (sapesse quanto io stesso abbia sempre scarsamente valutato sport come il calcio!) e disponibili nelle relazioni con gli altri. In questo senso loro sono molto abili dal punto di vista socio-relazionale.
      Quando di questo aspetto essi peccano, si intende in realtà – e sono felice che mi abbia portato ad approfondirlo – che possono non essere ben capaci di far valere alcune altre capacità sociali, quali quelle di negoziazione, che se anche non sempre possono dissuadere il bullo dal tormentarli, permetterebbero loro di non “cedere” di fronte alla sofferenza che provano, mostrando così al bullo stesso che dispongono di mezzi per resistergli e per continuare a vivere degnamente le loro vite.
      Quanto più i bulli scoprono di avere potere su di noi, tanto più infatti si sentiranno giustificati – e a volte inebriati – a protrarre le proprie angherie.

      In terzo luogo, è sempre una questione, secondo me, di “diversità percepita”: i ragazzi colti, posati ed educati vengono facilmente presi di mira, ma questo specialmente in una classe composta da giovani che fanno della moda, dell’oppositività e del puro svago fino a se stesso il loro stile di vita.
      In una classe di “sapientoni”, invece, l’adolescente che più può trovarsi in difficoltà nel conseguire buoni voti – fosse anche in una sola materia – sarebbe lui il bersaglio ideale dei potenziali bulli, perché verrebbe considerato come deficitario di qualcosa o, appunto, come colui che più si discosta dal gruppo dei coetanei, che tende a riunirsi e a definire lo standard normativo da seguire.
      Lo stesso principio vale quindi per lo stile dell’abbigliamento, per il modo di pensare, per il proprio orientamento sessuale, per il proprio credo religioso o politico o per il proprio status sociale, qualunque esso sia, purché percepito come dissonante dalla maggioranza.

      Infine, affermo con fermezza e convinzione che secondo me i ragazzi e le ragazze colpiti dal bullismo non devono assolutamente deviare dalla propria strada, non se sono convinti di quello che sono e tantomeno se esclusivamente per andare incontro agli altri.
      Se gli altri vogliono ferirci, infatti, troveranno sempre qualcosa in noi di cui lamentarsi, da usare per farci del male. La nostra immagine, se costruita con consapevolezza ed impegno, rispecchia ciò che siamo davvero, e non dovrebbe essere mai mutata solo nella speranza che così, accontentando chi ci circonda, questi ci lascino in pace. Avremmo inoltre dato loro un’altra soddisfazione che non meritano affatto, quella di averci plasmati in qualche modo.
      L’unica strada meritevole di essere percorsa credo sia quella che ci porta a migliorare alcune nostre sfaccettature, specie quando queste in qualche modo ci limitano dal reagire con assertività e spontaneità alle offese e ai maltrattamenti altrui.

      L’appello che mi permetto di fare è infatti il seguente: “Non dobbiamo mai permettere agli altri di farci apparire indegni ai nostri occhi, ma nemmeno ai propri occhi di impedirci di essere chi aspiriamo a diventare.”
      Sempre in virtù di una crescita personale e di un maggior benessere – anche e soprattutto con se stessi.

      Sono consapevole di aver praticamente scritto con questo commento un altro articolo – e per questo le chiedo di perdonarmi -, ma ci tenevo ad essere il più possibile dettagliato ed esaustivo nel rispondere alle sue ottime domande.
      Mi faccia sapere se sono stato in grado di chiarire i suoi dubbi.

      Sulla base di quello che mi ha domandato qui, sono sicuro che nei prossimi articoli che scriverò nella sezione “Bullismo” troverà ulteriori risposte e spunti di interesse – così almeno mi auguro.

      Nel frattempo, Maria Grazia, le auguro una buona serata e un buon fine-settimana!
      A presto!

      Dott. Jacopo Pesenti

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  2. Buongiorno Dott. Pesenti, è sempre un piacere leggerla.
    La ringrazio per i chiarimenti forniti che oltre ad essere stati molto esaustivi non si sono limitati ad un semplice approfondimento ‘teorico’ ma si sono contraddistinti dall’importante contenuto ‘motivazionale’ tipico dei suo articoli; è proprio per questo che sono convinta che oltre ad aver risposto ai miei dubbi, indirettamente le sue ‘parole’ potranno essere di aiuto a quelle persone che purtroppo sono e /o sono state vittime di questo fenomeno.

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  3. Buongiorno Jacopo, oggi dopo aver letto l’articolo, non posso non chiedermi se in qualche modo l’insegnamento dato da noi genitori o in generale da noi famigliari, possa essere in qualche modo fautore di cause ed effetti sul comportamento sia della vittima che del carnefice.
    E’ forse sbagliato insegnare ai propri figli un’educazione che implichi non dire parolacce, non insultare le persone, non bestemmiare, portare rispetto. O anche non sentirsi inferiori ai compagni e amici, se non porti vestiti o scarpe firmati o non hai il cellulare di ultima generazione o hai un credo, una fede differenti? Così facendo siamo noi stessi a creare le vittime e i loro persecutori, a creare il fenomeno del BULLISMO?
    Viviamo in una società consumistica, che ci bombarda sempre e ovunque di messaggi su cosa e come fare per essere belli, affascinanti, seducenti, simpatici, abili nel lavoro, che ci induce a credere che se non fai questo o quello, non puoi far parte di una certa élite, di un determinato gruppo, che puoi decidere di “essere” o diventare “invisibile”, e allora mi domando: può essere la stessa società a creare questo spregevole fenomeno?
    Da che esiste l’uomo, la storia ci insegna, purtroppo, che di fatto il bullo, il cattivo, il vigliacco sono figure che persistono e aimè, continueranno a persistere. Vuoi per un’educazione sbagliata, dei presunti o veri torti subiti, delle angherie ricevute. Le cause possono essere molteplici, ma tutte lasciano un segno indelebile nell’animo di noi esseri umani!
    Io disprezzo molto, i sostenitori ed i rinforzi che supportano il bullo, ma mi fa più rabbia il fatto che molti quando si trovano di fronte a casi di bullismo si girino dall’altra parte, che non intervengano, che nascondino la testa sotto la sabbia, come se così facendo si dissocino da quanto sta avvenendo sotto i loro occhi, come se così si sentissero tranquilli con la loro coscienza. IO NON VEDO, NON SENTO, NON PARLO! Così facendo non solo non portano aiuto al malcapitato, ma rendono ancora più forti il bullo ed i suoi complici, conferendo loro più forza e facendo di se stessi il pubblico desiderato da questi malevoli individui.
    Alla luce di queste mie riflessioni, può essere che il bullo sia la vittima-carnefice di se stesso? Può essere che, se aiutato a comprendere le sue paure, le sue insicurezze, possa dissentire dal suo stesso essere bullo?
    Di rimando la vittima, il personaggio che è costretto, suo malgrado, a subire tutti i soprusi, le angherie, gli insulti , gli sputi e chi più ne ha più ne metta, possa con l’aiuto di qualche anima gentile, coraggiosa ed altruista, o di una o più persone competenti, a prendere coscienza della forza che ha in se?
    Dal mio punto di vista, credo che se si riuscisse a dialogare, scambiare le proprie opinioni, i propri pensieri, le proprie insicurezze, si potrebbe ricavare un forte beneficio per tutti, sia per i bulli ed i loro accoliti, sia per le vittime ed i loro sostenitori. Penso che la cosa sia difficile, ma non impossibile. Comunque questo è ciò che auspico possa succedere. (non si sa mai che il mondo possa diventare migliore di quel che è!)
    Un saluto a tutti. Patrizia

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  4. Buonasera Jacopo, ho letto il commento in risposta alla Sig.ra Maria Grazia e ho percepito un riscontro, seppur indiretto, anche alle mie domande. Sono d’accordo sul fatto che siamo gli artefici di noi stessi e che nessuno ha il diritto di imporci di essere o di diventare qualcun altro, soprattutto se il nostro “essere” è positivo. Non si può peccare di presunzione se si decide di essere al di fuori dagli schemi che ci impongono, solo per non essere vittime di individui che vogliono prevalere sulle nostre convinzioni con la forza e la violenza. Dobbiamo tenere sempre presente i nostri obbiettivi senza trascurare il fatto di una convivenza pacifica, un vivere in simbiosi con le persone e l’ambiente sociale in cui siamo, ma non dobbiamo mai dimenticare che è molto importante in primo luogo l’accettazione di noi stessi per come siamo e per come pensiamo.
    Penso che ognuno possa trovare il modo più adatto per poter combattere questo male sociale che affligge molti di noi, mantenendo però la propria autostima, senza diventare esso stesso un bullo. Certo è, che la cosa non è facile per chi deve vivere continuamente sotto questo pesante fardello. D’altra parte non ci si deve arrendere e dare così gioco facile a chi del bullismo ha fatto il proprio credo.
    Penso che bulli non ci si nasce, ma si diventa, o almeno mi piace pensare che sia così, perché se fosse vero il contrario le speranze di poter comunicare con questi individui sarebbero molto labili e la cosa non mi piace affatto.
    Spero che questo mio scritto possa far pensare in qualcosa di positivo e, detto questo mando i miei saluti a tutti i lettori, augurando una buona serata. Ciao da Patrizia.

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    1. Buonasera Patrizia!
      Mi fa piacere che nella risposta che ho dato alla precedente lettrice tu abbia trovato le risposte che cercavi.

      Colgo comunque l’occasione per ribadire che insegnare ai propri figli i giusti valori in cui crediamo, specialmente quelli dell’onestà, della tolleranza e del rispetto, è assolutamente una cosa giusta e degna di lode. Nessun genitore – quindi nemmeno tu – dovrebbe mai dubitare di rendere più facilmente i propri figli delle vittime con questi insegnamenti, perché non è un passaggio necessario né automatico. Sono al massimo i bulli, percependo tali persone come “diverse” dai canoni più in voga nel loro gruppo di appartenenza, a percepirli come dissonanti e a convincersi a bersagliarli. A volte queste persone, come dire, “più mature” possono diventare vittime di bullismo, altre volte possiedono invece anche la forza necessaria per reagire e dissuadere i bulli dal protrarre i loro soprusi, evitando così di farsi ingabbiare nella spirale del bullismo.

      E ti confermo che la tua opinione collima totalmente con la mia: “non si nasce bulli, ma si diventa”, e per molteplici, possibili – e affatto scontate – ragioni.
      Comprendere a fondo la loro storia di vita e cosa dal profondo li spinge ad agire in questo modo è la chiave per aiutarli a cambiare e a migliorarsi.
      Sotto questa prospettiva, infatti, io credo che spesso anche i bulli siano delle vittime – vittime di se stessi e dell’ambiente che li circonda e/o in cui sono vissuti -, incastratesi – da sole o sotto cattive influenze esterne – nelle fitte maglie di questo opprimente fenomeno sociale.

      Infine, ti anticipo che un mio futuro articolo della sezione “Bullismo” sarà proprio dedicato alla figura dello “spettatore”, ovvero di colui che, comportandosi da osservatore passivo, non fa altro che rafforzare la sensazione del bullo di avere un pubblico affezionato che approva e non contrasta le sue condotte prevaricatrici. Spero che troverai anch’esso di tuo interesse.

      Alla prossima, Patrizia, un saluto a te e a tutti gli altri miei lettori!

      Dott. Jacopo Pesenti

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    1. Grazie mille per il suo apprezzamento, Gianluca!

      Certamente, io penso che senza autostima non si possa trovare la vera scintilla di individualità che c’è in noi, e spesso è solo grazie a quella che possiamo prendere in mano le nostre esistenze e modificarle per il meglio – facendo il bene soprattutto nostro, ma anche di chi ci circonda.

      A presto, le auguro una buona domenica!

      Dott. Jacopo Pesenti

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