IL BULLISMO, parte III – SI PUÒ ESSERE ALLO STESSO TEMPO SIA BULLI CHE VITTIME?

5 pensieri su “IL BULLISMO, parte III – SI PUÒ ESSERE ALLO STESSO TEMPO SIA BULLI CHE VITTIME?”

    1. Buonasera Gianluca,

      grazie del suo intervento.
      Ha ragione: non solo il bullo-vittima, ma anche il bullo “puro” e aggressivo secondo me spesso non sa dare un nome al disagio che prova nelle interazioni interpersonali. Egli dunque lo agisce, lo cala direttamente sugli altri, preferendo veder soffrire chi lo circonda piuttosto che far luce su se stesso, e questo è un meccanismo presente in molte dinamiche e fenomeni, non solo in quello del bullismo.

      Le consiglio tuttavia la lettura di un altro mio articolo, “Il bullismo, parte II – Gli attori del bullismo”, se non l’ha già fatto. In esso, mostro come non sempre in realtà il bullo sia caratterizzato da una scarsa autostima, e come quindi non raramente siano altre le ragioni che lo motivano a mettere in atto condotte oppressive.

      Se lo vorrà, un mio futuro articolo sulla sezione “Bullismo” sarà invece incentrato proprio sull’importanza e sul peso che il pubblico di spettatori ricopre nell’esordio e nel mantenimento dei comportamenti del bullo.

      Con la speranza di risentirla presto, la invito a seguire e ad esplorare il mio blog e a rivolgermi qualsiasi suo dubbio, curiosità o richieste di delucidazioni ed approfondimenti.

      Le auguro una buona serata!

      Dott. Jacopo Pesenti

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  1. Buonasera Jacopo, personalmente ho passato un buon San Valentino tutto al femminile, ma molto piacevole con le mie ragazze e mia cognata. Grazie.
    Bene per tornare al bullo/vittima devo dire che di primo acchito è difficile pensare che il bullo sia una vittima, e anche se può sembrare un ragionamento alquanto strambo più ci si pensa più ci si trova a considerare la cosa possibile. Di fatto penso che all’origine del bullo ci siano angherie subite, rancori mai sopiti, isolamento dai propri coetanei, solitudine, incomprensioni e magari anche grossi problemi a livello familiare. Certo è che se un ragazzo vuole attirare l’attenzione su di sé usando la violenza come mezzo di comunicazione, pensiamo a come possa star male e come si possa sentire solo ed oppresso, senza nessuno che cerchi di capirlo e senza nessuno che gli allunghi una mano. Non sto dicendo che sia un comportamento corretto, ma forse è l’unico che lui conosce, l’unico che lo faccia sentire in qualche modo all’altezza dei suoi compagni. E’ certamente una lama a doppio taglio con cui ferisce gli altri, ma che gli si ritorce contro. Mi domando: se questo bullo non è in grado di gestire la sua rabbia, le sue emozioni così violente come può essere aiutato se il suo atteggiamento non fa altro che allontanarlo da ciò che lui stesso sta cercando di ottenere, seppur nel modo sbagliato? Come lo si può aiutare se lui stesso si fa risucchiare dal vortice di violenza?
    Ci credo che poi gli si presenti il suicidio come unica soluzione alle sue pene. Chissà che tormento deve avere nell’animo. Purtroppo nella vita tutti noi credo, bene o male, abbiamo subito atti di bullismo, però con la comprensione di persone care ci siamo risollevati e abbiamo trovato il coraggio di affrontare nel modo più adeguato certi comportamenti, ma se non conosci altro che la persecuzione, la rabbia, la violenza, come puoi riuscire a combatterle?
    Mi auguro che questi ragazzi, adulti o bambini trovino in sé la forza di reagire a questa spirale che li stritola, mi auguro che trovino l’amore e la comprensione necessari a guarire le loro pene e che non pensino mai e poi mai che sono inutili, ma proprio il fatto di esserci, di esistere li renda consapevoli delle loro potenzialità, della forza (non fisica)che possono attingere in se stessi per poter dire io ce l’ho fatta e ora posso dare una mano a chi ha bisogno e voglia di afferrarla.
    Un caro saluto. Patrizia.

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