LA CRISI – UN CONCETTO CRITICO

2 pensieri su “LA CRISI – UN CONCETTO CRITICO”

  1. Buongiorno Jacopo, da quello che ho letto deduco che una crisi psicologica possa considerarsi come un campanello d’allarme che la nostra mente ci invia per farci capire che c’è qualcosa che non va e che quindi dobbiamo correre ai ripari. Prendendo per buona questa eventualità ci si aspetta che con il procedere di una o più valutazioni e ragionamenti vari si possa affrontare e probabilmente superare la crisi stessa. In pratica è come quando ci si sente male e il nostro corpo ci invia segnali per cui ci si reca dal medico per poterci curare nella speranza di guarire il più in fretta possibile. Mi domando però quante crisi una persona riesce a sopportare nella vita, perché va bene che si pensa e spera sempre in un miglioramento della situazione in cui ci si viene a trovare, ma molte volte questo stato di cose può essere un fardello molto pesante da portare……
    Prendiamo la crisi economica: se il lavoro non manca e quindi si ha un’entrata sicura e non si hanno mutui, debiti, spese impreviste e quant’altro ci si regola in base alle entrate, magari stringendo la cinghia ed eliminando le cose superflue, ma se si perde il lavoro e quindi l’unico sostentamento, ci si sente impotenti e disperati e magari ci si può sentire inutili e reietti. Le cose si complicano non poco, ma si spera di poter trovare un altro lavoro e dopo la tempesta torna il sereno. O no?
    Prendiamo le crisi evolutive: si può pensare che sono cose scontate, ma non è mai così, soprattutto se parti già con il sentirti inferiore agli altri, perché gli altri ti ci fanno sentire così e tutto quello che hai ottenuto fisicamente parlando, col passare degli anni va peggiorando e ti senti sempre più stanca e le forze iniziano a diminuire prima del previsto, sebbene tu lo abbia messo in conto, entri in crisi. Nonostante questo puoi dire: “ok, ci stò con la testa, ho ancora la capacità intellettiva” tiri le somme, ti adegui, stringi i denti e continui a lottare. Se però subentra qualche malattia degenerativa non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente, allora sei fregata e di speranze non te ne rimangono molte.
    Cosa dire delle crisi accidentali? Se ti capitano tra capo e collo ti distruggono. Pensiamo che dopo una vita passata insieme, a tuo marito (o moglie) venga diagnosticato un tumore tra quelli più aggressivi e nonostante tutte le cure, le visite e i rimedi (che cerchi disperatamente anche in internet), la malattia lo consumi e lo porti alla morte…….ti crolla il mondo addosso (il tuo mondo creato anno dopo anno con la persona amata). Qui non c’è santo che tenga…..ti senti risucchiare in un abisso e l’unica cosa che non ti permette di lasciarti andare è il pensiero dei vostri figli, che fungono da ancora di salvezza, ma ti senti svuotata dentro e ti assale un senso di disperazione che cerchi di contrastare con tutta te stessa, ma alla fine ti convinci che devi chiedere aiuto, perché da sola non puoi farcela e i tuoi figli soffrono lo stesso dolore per la perdita del loro papà e tu non te la senti di far pesare su di loro anche la tua sofferenza. Qui sei a pezzi.
    Ora consideriamo l’allontanamento dei figli dal focolare domestico, sai che prima o poi dovrà succedere, ti dici che i figli li hai messi al mondo, ma non sono tuoi (nel senso che come te prima di loro, si creeranno la propria vita, magari non proprio dietro l’angolo di casa); cerchi di auto convincerti di questo, ma quando succede anche se sei (quasi) preparata, ti senti abbandonata, quasi tradita e se poi la distanza che vi separa è enorme, non puoi fare a meno di pensare che forse non lo riabbraccerai mai più, anche se la cosa può sembrare assurda, d’altronde il fato è dietro ad ogni angolo e ci si può incappare anche non volendo.
    Concludo dicendo che è vero che c’è un prima e un dopo e che si pensa al futuro senza poche speranze e purtroppo devo dire che la crisi non è una scelta, ma la sento come un peso da portare non voluto né tanto meno cercato. Sono pienamente d’accordo con lo scritto di Hemingway che dice”ai più importanti bivi della vita non c’è segnaletica” ed è per questo che si va a sbattere e ci si fa molto, ma molto male.
    Come si può capire dal mio scritto di crisi ne ho passate e ne sto passando molte e mi domando sinceramente, quante una persona nella vita possa sopportarne senza diventare un tantino demotivata?
    Forse in questo periodo sono molto pessimista, ma non riesco a capire come una crisi alquanto pesante possa rendersi utile per una rimarchevole evoluzione di se stessi. Comunque la mia speranza è quella di poter riprendere in mano la mia vita, che il destino ha certamente messo a dura prova.
    Cordiali saluti a Jacopo ed a tutti i lettori. Patrizia.

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