LA RISATA – PERCHÉ SI RIDE?

2 pensieri su “LA RISATA – PERCHÉ SI RIDE?”

  1. Buonasera Jacopo, congratulazioni per l’argomento scelto per questo articolo. Mi piace!
    Parto col dire che non sapevo ci fosse anche una giornata mondiale dedicata alla risata, comunque ben venga il buonumore e la voglia di ridere e sorridere. Mi trovo d’accordo sul fatto che oggi ridere è sempre più difficile, vuoi perché ognuno ha i suoi problemi più o meno gravi, o per tutte le notizie catastrofiche e di violenza che tutti i giorni si sentono alla radio, si vedono in TV o si leggono sui giornali. Ci si ritrova immusoniti e tristi quasi senza rendercene conto. Se poi subentrano anche dispiaceri di natura sentimentale ti cascano non solo le braccia, ma anche le speranze in un futuro migliore e, la voglia di ridere non sai più dov’è finita.
    Sono rimasta alquanto stupita nel leggere della teoria della liberazione in quanto ritenevo che il ridere fosse legato sempre a qualcosa di piacevole o di spiritoso, comunque a qualcosa che ci fa star bene, ma avendo personalmente constatato che il ridere è anche una forma di difesa del nostro inconscio, che cerca di mascherare, proprio con una risata, l’imbarazzo di alcuni argomenti, non mi rimane che prenderne atto e dare ragione al Sig. Sigmund Freud.
    Mi è piaciuta molto la parte di questo articolo in cui si parla del sorriso dei neonati e devo dire che sebbene io abbia tre figli, ho sempre pensato che i bambini sorridessero, anche prima del terzo mese, perché sentissero la voce della mamma o del papà (il che può essere vero), ma non sapevo (beata ignoranza!)che questo potesse essere un modo di comunicare in generale i suoi stati d’animo a chi lo circonda e potesse essere appreso fin dal grembo materno. Il sorridere quindi può essere considerato anche un’arma di difesa che permette ai neonati di suscitare emozioni positive in qualsiasi persona? Io penso di si, anche perché a me tutti i cuccioli in generale (umani o animali) suscitano tanta tenerezza, spero quindi che sia così.
    Per quel che riguarda la teoria del gioco, ritengo che il ridere (inteso come una risata spontanea e di pancia, passatemi il termine) e sorridere sia, come scritto, un modo di conoscerci e di condividere dei bei momenti con altre persone, che quindi non può darci solo che benefici. Giustamente dovremmo pensare più spesso a come eravamo da piccoli, senza freni emotivi, religiosi o razziali, pronti a giocare con tutti i bambini del mondo, facendoci capire a gesti, smorfie e sorrisi. Sarà anche un’utopia, ma mi piace pensare che se le persone sorridessero di più anche di se stesse, oltre che ridere e sorridere con gli altri, staremmo tutti meglio.
    Saluto tutti con un grande sorriso, che scacci le paure, sciolga il malumore e che diffonda nel cuore puro amore.
    Patrizia.

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    1. Buonasera, Patrizia!

      Grazie per il complimento, sono contento che l’argomento che ho scelto abbia catturato il tuo interesse.

      Sì, in effetti esiste anche quel tipo di risate, che, tuttavia, secondo il mio parere, agli occhi e alle orecchie di un osservatore attento, può essere a sua volta smascherato e percepito come distinto dalle risate più gioviali e spontanee. Allo stesso tempo, però, ricoprono una certa utilità, altrimenti il nostro inconscio non se ne sarebbe mai avvalso nel corso dell’evoluzione.

      Sì, per quanto riguarda i neonati è senz’altro così. Le risate – specie in giovane età, ma non solo – servono anche, come sostengono le teorie dell’attaccamento, a suscitare solidarietà e affetto in chi ci circonda, che risulta così più propenso e desideroso di approcciarsi a noi e ad aiutarci, esito che nel caso dei bambini è una necessità tanto fisiologica quanto emotiva.

      Concordo pienamente, infine, con il tuo appello, Patrizia: se tutti noi sorridessimo di più, oltre che con gli altri, con il “fanciullino” che è in noi, il mondo sarebbe un luogo molto più innocente, limpido e salutare in cui vivere.

      Grazie per il tuo commento e alla prossima!

      Dott. Jacopo Pesenti

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