LO PSICOLOGO INTERPELLA – Episodio 1

4 pensieri su “LO PSICOLOGO INTERPELLA – Episodio 1”

  1. Buonasera Jacopo, bell’argomento trattato in questo video, credo che alla fine dei vari ragionamenti ci serviranno delle bombole d’ossigeno per riprenderci.
    Il giuramento, se fatto, viene ritenuto un impegno per chi lo pronuncia, davanti a Dio e al mondo. Vedi il giuramento dei militari nei confronti della propria Patria, a cui presenziano molte persone, parenti, amici, ufficiali di tutti i gradi. Di fronte a una folla riunita per questo evento, giurano di proteggere la terra natia da qualunque nemico, anche a costo della propria vita.
    Al capezzale di una persona morente, il giuramento è un legame che unisce chi se ne sta andando a chi resta in vita e deve adempiere a ciò che gli è stato chiesto. Qui l’impegno viene preso con se stessi, la propria coscienza, il proprio cuore e con la persona che ce lo chiede. E’ un giuramento d’impegno emotivo molto forte, che va rispettato con tutte le proprie forze, anche se non ci sono testimoni ad avallarne la veridicità.
    Detto questo, secondo il mio parere, il giuramento viene considerato una questione d’onore, d’orgoglio, di parola data, e quindi devi mantenerlo ad ogni costo, come ne dipendesse la tua stessa vita, la tua coscienza e il tuo equilibrio mentale, insomma il tuo benessere psichico e fisico.
    Invece per la promessa è tutto un dire. Ci sono le così dette “promesse da marinaio”, mai mantenute perché fatte per determinati fini, per scopi molte volte personali e subdoli o quanto meno valutati con leggerezza. Si sa che i marinai sbarcano in tanti porti e una volta ripartiti, chi si è visto si è visto (chiedo scusa ai marinai, ma è il detto che li cita).
    Cosa dire delle promesse matrimoniali? Ci si promette amore eterno, di amarsi l’un l’altro nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e povertà, finché morte non ci separi. Il giorno del matrimonio si promette convinti che sia una cosa scontata, semplice, facile da mantenere, ma aimè non lo è mai. Un vecchio detto dice che per conoscersi a fondo bisogna mangiare nello stesso piatto e dormire nello stesso letto. Ritengo che un fondo di verità ci sia in ciò, perché noi uomini siamo in continuo cambiamento e solo stando a stretto contatto riusciamo a capirci, comprenderci, conoscerci meglio, ma molte volte anche l’amore si riduce a niente dovendo affrontare le sfide che giorno dopo giorno la vita ci presenta ed il conto da pagare è molto alto. Alla fine le promesse che credevi di poter mantenere, si dissolvono nel nulla, in un niente di fatto e seppur con rammarico ti ritieni libero da ogni obbligo contratto e da ogni promessa fatta.
    A mio parere si dovrebbe promettere solo se si è certi o quasi, di poter mantenere ciò che si promette, dopotutto è un impegno che si prende con gli altri, ma soprattutto con se stessi, ed è una cosa molto importante per poter ricevere e portarci rispetto. Non va fatta una promessa a cuor leggero perché, se non mantenuta, potrebbe illudere e/o far soffrire chi la riceve.
    Per quanto riguarda la parola data, mi ricordo che quando ero bambina gli accordi si prendevano a voce e dopo una stretta di mano tra gli interessati, anche se poi si metteva tutto nero su bianco, il contratto si poteva ritenere fatto e rispettato da ambo le parti. Oggi non c’è più il rispetto della parola data, non c’è più la fiducia e non c’è più la parola d’onore, una volta ritenuta sacra.
    Di certo oggi viviamo in un mondo dove l’onore, il rispetto e la coscienza sono cose da molti considerate con leggerezza o non considerate affatto, quindi è gioco forza tener presente che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Da schifo proprio, ma non ci si può far nulla, se non sperare in una PROMESSA di un mondo dove gli esseri umani tornino a credere negli altri e in se stessi, insomma in un mondo migliore di questo, che tutti i giorni ci si trova per forza ad affrontare.
    Saluti da Patrizia

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  2. Buongiorno, caro Dottore.
    A mio modo di vedere, una promessa è un impegno che qualcuno si prende a realizzare qualcosa , generalmente di positivo, per una controparte. Si può promettere qualcosa di negativo a qualcuno, ma in questo caso si tratterebbe più che altro di una minaccia. Chi promette, dovrebbe partire dal presupposto che l’oggetto della promessa sia qualcosa che dà un beneficio a chi la riceve. Nel momento in cui questo non accade, non si tratta più di una promessa , ma di una ricerca da parte del promettente di un testimone che suggelli il suo impegno nei confronti di altri o di se stesso. Un giuramento è più solenne di una promessa, e va a sottolineare ancor più l’impegno di chi promette; un giuramento non per forza è una “promessa rinforzata”, ma può anche essere un modo per garantire la veridicità di ciò che si afferma (es: giuro che non ho visto niente). Si può anche giurare su qualcosa (o addirittura qualcuno), come se ci fosse una entità onnisciente che verifica se quanto giurato è vero o no e mette in atto le opportune conseguenze.
    Al di là di questa mia interpretazione, non mi è capitato spesso di riflettere riguardo a questa tematica. Forse perché sono convinta che i fatti contino più delle parole, e più spesso preferisco non fare promesse ed invece agire. Ma perché allora non esplicitare a parole un impegno che ci si prende per il bene di qualcuno? Forse per paura di non riuscire a rispettare l’impegno preso, e dare una maggiore delusione alla controparte, che in questo modo si ritroverebbe con una aspettativa delusa. Forse per non sentirsi costretti da un obbligo.. in fondo, fare qualcosa di bello per qualcuno è un piacere, mentre invece tener fede ad una promessa è un dovere.
    Riflettendoci bene, una promessa consiste anche nel creare una aspettativa da parte del promettente nel beneficiario della promessa stessa. E, d’altra parte, la reazione che si riceve ad una promessa è una chiara cartina di tornasole dell’opinione che ha chi riceve la promessa riguardo a chi la fa.
    Naturalmente, più è intenso il rapporto tra due persone , e maggiori saranno le aspettative generate dalla promessa, sia per chi la riceve sia per chi si propone di mantenerla.

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  3. Ciao Jacopo.
    Un argomento così è difficile da sviscerare con poche righe… come commentava Patrizia ci vorrebbero le bombole di ossigeno per parlarne a sufficienza…
    Dal mio punto di vista il giuramento è qualcosa che si fa verso altri in modo ufficiale, con dei testimoni, se non lo si rispetta c’è una pena da pagare.
    La promessa invece è qualcosa che si può fare verso altri ma anche verso sé stessi e coinvolge essenzialmente la propria sfera di valori. Qualora non venga rispettata c’è una pena da pagare con se stessi, con la propria coscienza, con il proprio io.
    Questa è la distinzione che faccio tra giuramento e promessa pensando forse ai giuramenti dei Cavalieri del Medioevo. Magari, cercando sul dizionario, promessa e giuramento sono semplicemente sinonimi.
    Mi è capitato, come è capitato a tutti, di non rispettare promesse e di non vedere promesse fatte nei miei confronti mantenute.
    Quando si fanno promesse ci si impegna ad agire in tal senso ma capita che sopraggiungano eventi o situazioni non previste che non mettono nelle condizioni di mantenere quella promessa. Un mio professore dell’università trattò un intero corso su questo “atteso imprevisto” sempre dietro l’angolo a modificare il corso delle nostre aspettative spesso lineari. Il bello della promessa è, sempre secondo me, che può essere rinnovata anche nel momento in cui viene “tradita”.
    Nelle promesse importanti non vi è dubbio che il tradimento della promessa genera sofferenza proprio perché, soprattutto per promesse fatti a se stessi, si scontra con i valori e le motivazioni che l’hanno scaturita; valori che fanno parte di noi stessi, che ci compongono, che ci toccano l’anima.
    Il poter rinnovare una promessa significa rimettere in gioco il nostro impegno a riprendere in mano la situazione dopo il fallimento passato.
    Da qui scaturisce il discorso del perdono. Proprio perché non siamo esseri perfetti e tutti abbiamo sbagliato almeno una volta nella vita ci dovrebbe essere più facile sopportare una promessa non mantenuta nei nostri confronti.
    Sicuramente il proprio vissuto tempra il nostro carattere, le esperienze passate ci costruiscono e ci modificano in modo perenne. Come noi non siamo stati in grado di mantenere promesse magari non per colpa nostra può essere che chi non l’ha mantenuta nei nostri confronti in quel momento non poteva mantenerla per vari motivi.
    Ritengo poi che il perdono sia la capacità per eccellenza che dimostra la vera forza di una persona: mette a tacere il proprio orgoglio ed è il punto di partenza per risollevare qualsiasi situazione di male. Perdonare oggi scandalizza perché l’uomo non è mai stato abituato a farlo, sconvolge perché pare che non porti a nulla, viene confuso con la sottomissione. In realtà è la più grande forza che abbiamo e che non sappiamo gestire tanto è grande e potente.

    Per ora mi sono venute in mente queste cose riguardo al tema.
    Se mai aggiungo!! 😊

    Buona domenica!
    Sjmon

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    1. Ciao Sjmon, mi fa piacere constatare che ti trovi d’accordo con me, sulla questione delle bombole d’ossigeno da usare dopo aver discusso questo argomento. Come dici non è facile da esporre e da comprendere appieno. Tutti nella nostra vita abbiamo promesso e non mantenuto e tutti abbiamo ricevuto promesse mai mantenute, chi più chi meno ci siamo ritrovati tutti con aspettative andate in frantumi o abbiamo disilluso qualcuno. Molte volte a causa di forze maggiori, altre per il nostro menefreghismo o per leggerezza nel capire gli altrui bisogni, senza pensare alle conseguenze. In ogni caso che si presti un giuramento o si faccia una promessa, penso che si dovrebbe fare tutto il possibile per riuscire a mantenere la parola data, che sia in presenza di testimoni o no. Trovo che sia una questione di amor proprio, di autostima, ma soprattutto di sincerità nei nostri confronti e nei confronti degli altri. Già, perché a me rode la coscienza quando non riesco a mantenere la parola data, che sia colpa mia o per cause maggiori non dipendenti dalla mia volontà. Preferisco non promettere se so o dubito di non poter mantenere la parola data, anche a costo di risultare antipatica, insensibile o menefreghista agli occhi di chi mi fa la richiesta. Non è certo facile da fare, però se ci si riflette ci si convince che è la cosa migliore per se stessi e per chi ci rivolge la richiesta. Con questo non dico di non aver mai infranto promesse, ma proprio per questo sono convinta che la cosa migliore da farsi, in alcuni casi, è proprio l’astenersi dal promettere. Per quanto riguarda il perdono ritengo sia una cosa nobile e hai perfettamente ragione a dire che oggi non siamo più abituati a compiere questo gesto meraviglioso, ma devo comunque dire che c’è un limite anche al perdono poiché se troppo si perdona viene più facile la ricaduta nell’errore. Perdonare sì, ma non dimenticare perché è dai nostri sbagli che si impara e quindi ci si può correggere.
      Un grosso ciao a te e a tutti.
      Patrizia

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